Opere

Il mio interesse è rivolto tanto al segno ed alle sue molteplici evocazioni quanto al colore, nella sua svariata combinazione, dai colori forti e determinati, a quelli color pastello.

La mia superficie pittorica, la immagino come un palcoscenico, dove prendono forma e si sviluppano elementi insoliti, che si trasformano rinnovandosi, spesso imprigionati, a volte capovolti, infine destrutturati in una dimensione arcaica, “panica” e “orfica”.

I segni che combino sulla superficie pittorica, rimandano a molteplici visioni; i colori che dilato creano volumi illusori. Mi capita spesso (soprattutto dalla fine degli anni ’80 ad oggi) di tracciare virtuali geometrie, dove vuoto e pienezza sono in contrasto fra loro. La centralità del soggetto, in alcuni casi, viene neutralizzata e il segno-forza passa dal lirismo soggettivo prezioso e sentimentale, a un movimento sinuoso e scorrevole, fino a raggiungere ritmi spezzati e appesantiti. Quindi concilio una struttura segnica precisa e solida all’irruzione del colore e al suo trascinamento emozionale.

Credo di appartenere a quella tradizione italiana (che si è sviluppata subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale) definita “neo-avanguardia astratta” di cui gli antesignani sono stati: Capogrossi, Turcato, Consagra, Sanfilippo, Accardi e molti altri e che, tra gli anni ’80 e ’90, venne chiamata “aniconica”.  

Sono alla costante ricerca di un nuovo equilibrio dal punto di vista formale, con infinite possibilità di variazione dove al centro si evidenzia il segno, un segno analitico e non, ma che in entrambi i casi si trasforma e si rinnova, ed allo stesso tempo suggerisce energia e tensione.

Pippo Altomare

 

The artist presents himself

I am as interested in the line and the many forms it takes as I am in colour in all its various combinations, from strong determined colours to pastels.

I imagine my pictorial surface as a stage on which unusual elements take shape and develop, transforming and renewing themselves, often trapped, sometimes inverted, and eventually deconstructed in an archaic dimension that is both “Dionysian” and “Orphic”.

The signs and lines that I combine on the picture plane allude to a multiplicity of visions; the dilating colours create the illusion of volume. I have often found myself (especially from the late 1980s onwards) tracing out virtual geometries in which solids and voids contrast. In some cases the centrality of the subject is neutralized and the underlying force-line passes from a delicate and sentimental lyricism to a sinuous and flowing movement, with the rhythm finally becoming heavier and more staccato. So I combine a precise and solid linear composition with the invasion of colour and its power to stir emotions.

I believe I belong to the Italian tradition (which first emerged immediately after the Second World War) known as the “abstract neo-avant-garde” the earliest exponents of which were Capogrossi, Turcato, Consagra, Sanfilippo and Accardi, along with many others, and which in the 1980s and 1990s was labeled “aniconic”. I am constantly looking for a new compositional equilibrium with infinite possible variations – of which the sign/line is the central focus, a sign/line that both is and isn’t analytical but which in both cases transforms and renews itself, and at the same time suggests energy and tension.

Pippo Altomare